Female, male, everyone


Guccification a parte, discutibile tanto quanto di successo, siamo davanti a un cambio epocale della comunicazione pubblicitaria. La crescente targhetizzazione e capacita di rivolgersi a un pubblico sempre piú specifico secondo strategie di marketing multi mediali ci allontana definitivamente dai concetti come massa, normalità, media, maggioranza. Non dobbiamo parlare più a uno stereotipo bensì il discorso diventa ONE TO ONE, sia un dialogo tra parsone o tra un brand è le persone non importa. Torniamo un attimo negli anni 90, freschi di tutto quel mondo colorato ed esasperato degli anni 80, CALVIN KLEIN improvvisamente spoglia attori, modelli, set. Senza colore, senza trucco, senza narrazione il ritratto della perfezione (ricordiamo tutti l’iconica Kate Moss con Mark Wahlberg) diventa essenziale. Calvin Klein introduce una nuova estetica e la porta avanti per decenni, fino al abbraccio tra Justin Bieber e Lara Stone. Nel frattempo il gusto anni 90 così glam e così trash si fa di nuovo strada, si torna al bold, al bright al big, improvvisamente Calvin Klein risponde nuovamente con la sua essenziale eleganza: CK ONE, che ci ha fatto sognare con réclame fatte di sensazioni, diventa CK EVERYONE. Ci troviamo in un punto cruciale della comunicazione, non siamo tutti, non siamo nessuno, siamo ognuno a modo proprio. Gli stereotipi comunicativi vengono meno e questo inevitabilmente si traduce nella richiesta di VOLTI UNICI. La Moda oggi cerca modelli e modelle con una storia e una identità più che lineamenti perfetti. La perfezione si è dispersa tra filtri e ritocchi, tra volgari esasperazione del fake. Castingkids studios intercetta questo trend sul nascere e nei suoi casting pone il focus su volti che non entrano negli stereotipi e che non rispondino all’ennesima e ridondante idea di normalità.

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