Punto.


Qualche anno prima.

(Costruiamo questo articolo come una sceneggiatura netflix, la serie inizia con l’azione, poi grazie a flashback si ricostruisce l’intera storia) 

In principio fu: Le Agenzie di modelli nascono per creare opportunità, per mettere in contatto aziende e modelli, modelli quasi sempre scoperti tramite street casting. Per menzionarne giusto qualcuna, Kate Moss scoperta a bordo di un volo internazionale, Giselle Bundchen mentre faceva shopping con la mamma a San Paolo, Letizia Casta idem ma in Russia, Karlie Klos negli States durante una sfilata di beneficenza o Alek Wek scoperta in un parco di Londra dove viveva come rifugiata politica scappata dalla guerra civile nel Sudan. Alcune modelle, le più audaci riconoscono la loro bellezza e le loro potenzialità e così partecipano a concorsi di bellezza e casting, così Adriana Lima, Alessandra Amoroso e la Ratajowski arrivarono al successo mondiale.  

Ovviamente ci sono anche modelle che nascono con questo destino, figli di celebrità e genitori modelli, inseriti nei circuiti giusti cavalcano l’onda del successo sin dalla adolescenza, questo vale per le sorelle Kardashian, Hadid, De Levigne.  Le agenzie erano network internazionali e oltre alle attività locali di scouting, test shooting, book, creazione di contenuti editoriali e ovviamente campagne si impegnavano in qualità di “‘mother agency” a far rappresentare i loro modelli in concomitanza delle stagioni produttive in determinate città da agenzie partner. Quindi il normale flusso migratorio di tutti i modelli era Pressapoco questo; Fase di scoperta in cui l’agenzia crea opportunità per fare esperienza, tal volta gratis, tal volta a pagamento e tal volto addirittura pagando i novelli del settore. Spesso seguivano i mesi in Asia e Sud Africa, new face proposti come modelli in town nelle capitali delle produzioni fast fashion ed editoriali e i modelli realizzavano un book o meglio un portfolio di lavori, spesso spesati dalle agenzie con le quali in questo modo contraevano un debito. Forti di un portfolio ricco seguiva il ritorno in Europa e poi a tamburo battente un calendario ferrato fatto di fashion weeks Milano - Parigi - New York, editoriali e campagne worldwide e pubblicità in Germania e poi di nuovo di stagione in stagione. Ovviamente tutto questo funzionava grazie alla intensa collaborazione tra le agenzie che rispettivamente promuovevano e gestivano i casting in termini puramente territoriali, perché i casting si svolgevano in un solo modo: dal vivo. I composit si visionavano in un solo modo: via posta. Bene subentrano le tecnologie, meraviglia delle meraviglie, i pack si mandano via mail, gli accordi si stringono a distanza, il mondo della moda accelera e tutto diventa più veloce. Ma restano ben saldi i principi base brevemente riassunto così - l’agenzia scopre un talento - ne diventa l’agenzia madre - l’agenzia sceglie una serie di agenzie partners  affinché il modello abbia opportunità internazionali guadagnando il 10% su ogni incarico procurato dalle agenzie partners - l’agenzia si impegna a procurare opportunità di lavoro - il modello si impegna a rispettare un contratto con vincolo di esclusiva La lista potrebbe continuare a lungo ma il principio base delle agenzie serie è racchiuso nel primo punto: L’AGENZIA SCOPRE UN TALENTO. Esistono agenzie negli angoli più sperduti del nostro pianeta dove non c’è alcun incarico lavorativo territoriale, scout che vivono girando tra villaggi e deserti, che si addentrano in territori lontanissimi dalle capitali, per scoprire modelli. Ovunque. Somalia, Ethiopia, Kazakistan, Kurdistan, Mongolia, gli scout veri scoprono talenti. Ci avviciniamo all’azione che abbiamo chiamato PUNTO. Meravigliosamente grazie all’avvento delle nuove tecnologie sono proliferate agenzie, scout, modelli, professionisti del settore ma sono anche proliferati i profili con psicosi da onnipotenza. Tutto a un tratto a molte agenzie “non serve” più un network perché con il World Wide Web il loro numero di telefono è consultabile da ogni angolo della terra, stesso delirio per i modelli, manager di loro stessi con un profilo social credono possono essere raggiunti da chiunque. Andiamo a stringere ancora di più il quadro è portiamo il focus sulle agenzie bambini, dove anche in termini legislativi il quadro si complica ulteriormente; - non può esservi clausola di esclusiva per un minore. Quindi un’agenzia è folle se investe su un modello che non rappresenta esclusivamente? - non può esservi penale per la recidere da un contratto. Quindi un’agenzia che investe sul minore potrebbe improvvisamente non rappresentarlo più dopo avere investito sul modello? - i cambiamenti fisici del minore possono essere definiti costanti. Quindi un’agenzia non registra la scheda una sola volta bensì dovrebbe costantemente aggiornare il book, per cui dovrebbe rinnovare continuamente la fee di iscrizione? 

- un minore viaggia sempre accompagnato. Quindi un cliente nel investire su minori fuori sede incorre in spese maggiorate? 

Verrebbe spontaneo rispondere si a tutti i quesiti appena posti, eppure molte agenzie serie, si impegnano nonostante queste condizioni proibitive a investire su un minore, promuovere il minore e infine non rinnovare mai la quota di iscrizione sotto forma di quota di aggiornamento.

Emerge chiaramente che il percorso delle agenzie kids è doppiamente tortuoso soprattutto se consideriamo anche il dilagare di gruppi social di scambio opinioni tra genitori che per la maggior parte parlano mossi da frustrazione e non da conoscenza della materia, sparando a zero contro qualunque agenzia che abbia una quota di iscrizione, che offre book fotografici a pagamento, o che non abbia procurato incarichi ad alcuni isciritti. Contemporaneamente questa orda di opinionisti è impegnata a contattare direttamente aziende, clienti, produzioni e fotografi, spesso sotto forma di evidente stalking ad offrire prestazioni gratuite o in cambio merce.

Per le agenzie kids il quadro diventa ancora  più complesso in quanto i clienti avranno sempre un’opzione gratis, un’opzione non regolamentata, un’opzione diretta.

Ci avviciniamo alla conclusione, le agenzie kids dunque si impegnano a scoprire nuovi volti, dal vivo, mediante street casting, online o semplicemente tramite conoscenze, successivamente vedono dal vivo i minori. Ne valutano i tratti somatici, l’attitudine, il talento e la fotogenia. E poi inizia una fase intensa di creazione del portfolio, l’agenzia investe, cerca occasioni di lavoro, crea occasioni per fare esperienza, trasforma un nuovo volto in un modello che ha delle immagini in portfolio. 

Fino a questo momento l’agenzia è praticamente in perdita, la promozione non è ripagata assolutamente dal Booking ed è un gioco impari. 

Dopo questa intensa fase di promozione poi arriva il successo, clienti e fotografi si sentono sicuri nel Booking di modelli con esperienza, arrivano gli incarichi e l’agenzia viene ripagata grazie alla agency fee il più delle volte stabilita al 20% sulla fee del bambino.

Qui assistiamo, esattamente in questa fase, agli sciacalli, gli avvoltoi e le iene del mestiere, personalità senza etica lavorativa che si costruiscono fama sul lavoro altrui. Persone che non scoprono né formano talenti, prive di creatività e prive di visione, bensì sedicenti professionisti che fanno scouting su Instagram, preferibilmente leggendo biografie dove vi è indicato modello + nome agenzia e sono caricate online immagini di lavori realizzati o anche solo immagini di test shooting, book o Polaroid ben fatte. Persone che non corrono alcun rischio investendo unicamente su profili che hanno già dimostrato di essere validi. 

Alcuni “scout” sono ancora più sprovveduti, iscrivono minori solo tramite l’invio di immagini, senza avere una corretta lettura fotografica e si innamorano di immagini ritoccate e spesso spudoratamente mal ritoccate, vendute a caro prezzo, costruendosi un Board di minori che non conoscono. Dedicheremo presto un articolo alla

CONTESTAZIONE, per ora ci limitiamo a dire che la contestazione in questo modo è sempre in agguato e va a danno del minore e mina alla serietà della agenzia. 

Il network di agenzie serve a questo, tutelare le agenzie partners dall’inganno fotografico, dalle distorsioni di Photoshop e dalla eccessiva audacia di chi abusa di filtri ingannando gli scout, avere dei partner significa avere un referente sul territorio che verifica in vita reale ciò che si propone online, è una garanzia per i minori; per le agenzie e per i clienti. 

Le agenzie serie, non si valutano dalla quota di iscrizione che c’è o non c’è, che sia alta o bassa, dalla sede o dal contratto, si valutano dalla propensione a collaborare con altre agenzie per ampliare le opportunità degli iscritti e dalla capacità di scoprire talenti e formarli, dalla conoscenza personale che hanno dei propri iscritti, perché infine si sa; ogni bambino è un universo a sé, ha bisogno di rispetto e comprensione, non degli sconosciuti che si innamorano di proiezioni false e ne fanno promozione a danno di chi ha lavorato con etica.

385 visualizzazioniScrivi un commento

È uscito un documentario firmato netflix intitolato The social dilemma.

Voci autorevoli svelano i meccanismi nascosti dei social network, spiegano gli algoritmi, mostrano una parte di verità.

Tutti oggi sappiamo che se non si è connessi non si creano occasioni di lavoro, e se non si ha una vetrina social si è pressappoco invisibili. Come si può quindi vivere offline o meglio vivere online senza rischiare effetti negativi psicologici o persino devastanti con effetti anche fisici oltre a psichici? Le risposte non sono immediate e neanche di facile intuizione, a giusta ragione il documentario titola ”dilemma”. Ci sono tuttavia alcuni principi basilari che un genitore che introduce I propri figli nel mondo della moda e dello spettacolo dovrebbe sempre rispettare

  1. i profili social, seppure dedicati ai minori, devono essere esclusivamente gestiti dai genitori

  2. i minori non dovrebbero potere accedere alle chat, queste devono essere sempre gestite dai genitori

  3. i minori non dovrebbero usare le stories e quindi i filtri che trasformano i connotati verso canoni di bellezza irrealizzabili se non con chirurgia ed ecco: filtri e Photoshop

  4. i gestori dei profili non dovrebbero mai pubblicare contenuti che in presente o in futuro potrebbero creare imbarazzo, Dispiacere, vergogna o qualunque sentimento negativo al minore

  5. non dovrebbero trapelare notizie sensibili come residenza o geolocalizzazioni dei posti frequentati

  6. non dovrebbero mai essere Pubblicati contenuti senza abbigliamento o poco abbigliate e generalmente con pose evocative della sensualità tipica dei social media

  7. i gestori dei profili dovrebbero restare ancorati alla realtà e preferire sempre la vita reale a quella virtuale, e mai barattare informazioni sensibili e contenuti per un aumento di followers e like

abbiamo elencati dei punti molto semplici dettati dalla buona ragione, costatiamo che spesso il desiderio di emergere fa ignorare tanti di questi semplici punti.



169 visualizzazioniScrivi un commento

Che magico mondo quello della moda. Quante speranze, sogni e desideri. “Mio figlio è da copertina!

Non è perché sono la mamma ma è oggettivamente bellissimo.

Tutti mi dicono che deve fare il modello.”

L’opinione di tante mamme si sostituisce a quella dei professionisti del settore, tutto a un tratto talent scout, casting directors, fotografi e agenti sembrano figure superflue quando tuona la voce autorevole di una madre, giustamente, innamorata del figlio che afferma: è nato per fare il modello. Ok, ma dove si colloca il bambino o la bambina in questo quadro? In una posizione assai delicata, o meglio in una situazione per niente adatta all’infanzia.

Imbattersi in un NO durante un casting è frustrante e può anche minare all’auto stima e la visione del sé.

la responsabilità genitoriale in questo non ha limite.

Gli operatori dello spettacolo a contatto con minori devono mostrarsi particolarmente sensibili e comprensivi, devono pur sempre però fare il loro lavoro, e fare un casting significa semplicemtne scegliere.

L’unico modo per evitare quindi spiacevoli NO nella crescita di un bambino è porsi delle domande prima di candidarsi per un casting

  1. mio/a figlio/a corrisponde ai canoni richiesti - questi i più delle volte riguardano altezza e taglia, ma possono diventare molto specifici come colore di capelli, colore degli occhi e così via ...

  2. mio/a figlio/a qual ora venisse scelto sarebbe felice di fare il lavoro per cui lo sto candidando?

  3. mio/a figlio/a si diverte durante i casting?riesce a restare sereno durante lunghe attese e non sentirsi sotto pressione mentre viene palesemente giudicato?

  4. mio/a figlio/a ha l’età che stanno cercando?

In questo post non affermiamo minimamente che esistono bambini che non hanno i canoni giusti, perché il giusto non esiste e la bellezza è un concetto talmente trasversale che non può essere imprigionato in un’unica descrizione.


quello che per molti genitori è un Gioco non lo è per i loro figli, l’orgoglio e l’auto compiacimento non deve essere la condanna per un minore.

un genitore responsabile ha il dovere di iniziare il lavoro di casting da casa e quindi invece di affermare deve sapere chiedere. Chiedere a se stesso: mio figlio è da copretina? Valutare poi in totale indipendenza la corrispondenza tra i requisiti richiesti e la candidatura che si può offrire.

Casting significa scegliere, significa attribuire un determinato ruolo a una determinata persona in base e determinate caratteristiche. Cari genitori, prima di candidare i vostri figli controllate che le caratteristiche richieste siano affini a quelle dei vostri figli, perché i casting NON SONO UN GIOCO PER BAMBINI.



119 visualizzazioniScrivi un commento
1/2
INDEPENDENT_LOGO.png

©2019 by CASTING KIDS |  santangelo studios srls. P.Iva 08126751216